Red Velvet Cake

Caratteristiche

Red Velvet Cake (o Torta Velluto Rosso), una torta particolarissima Made in U.S. ma ormai diventata famosa in tutto il mondo! 

Il suo colore rosso spesso può ingannare, ma diffidate da chi vi dice che nella Red Velvet c'è la fragola o l'Alchermes!

Il caratteristico colore rosso è il frutto di una reazione chimica tra il cacao amaro in polvere e gli ingredienti acidi, come il Latticello e l'Aceto di Mele. Il rosso risultante è un "Rosso Mattone" quindi, per renderla più "RED" viene aggiunta una piccola quantità di colorante alimentare. 

Da questo breve accenno agli ingredienti dell'impasto della red velvet, si può facilmente capire che non è una torta paragonabile ad altre! Quindi non chiamatelo "Pan di spagna Rosso"! 

Il latticello con l'aceto di mele agisce, inoltre, per rendere la torta incredibilmente soffice (se si chiama Torta Velluto un motivo c'è!)...e senza l'aiuto di agenti lievitanti chimici! 

La farcitura è imprescindilmente una soffice Buttercream Cheese (Crema di Burro al Philadelphia), che crea il giusto contrasto con l'impasto poco dolce e dona un retrogusto leggermente acidognolo che si abbina perfettamente al cacao. 

Per capire la sua bontà devi solo assaggiarla! 

Ad oggi è la nostra torta più venduta...ed ha "convertito" tanti scettici! 

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Com'è nata?

La storia della Nascita della Red Velvet è legata ad almeno 2 diffuse leggende metropolitane.

La prima narra che la “Red Velvet Cake”  venisse servita intorno agli  anni ‘20  del secolo scorso presso il ristorante del prestigioso  Walford Astoria  Hotel di New York e che una misteriosa donna l’abbia assaggiata e ne fosse rimasta particolarmente colpita.

Quindi, rientrando a  San Josè ,una cittadina a sud di San Francisco, dove viveva, si mise in contatto con il ristorante per avere dallo chef la ricetta della torta. La richiesta della signora venne soddisfatta ma insieme alla ricetta arrivò anche un conto di ben 350$.

La signora  sbigottita per l’accaduto si rivolse ad un legale perché riteneva l’importo da pagare esoso ed inadeguato ma l’avvocato pur comprendendo il disappunto della cliente le comunicò che doveva comunque farsi carico della soccombenza di tale spesa poiché unitamente alla richiesta di avere la ricetta non aveva chiesto anticipatamente se ci sarebbe stato o meno un costo da pagare per il servizio richiesto.

Dunque, la donna , per pareggiare il conto salato che aveva dovuto pagare pensò di trascrivere la ricetta su dei fogli di carta e poi una mattina salì su un  autobus e cominciò a distribuire a tutti i presenti la ricetta della “red velvet” e raccontò di come ne fosse venuta in possesso. Fu così che la torta divenne popolare.

La seconda fa riferimento ad un certo John Adams, la cui famiglia era titolare  dell’omonima società  di coloranti alimentari. Durante la Grande Depressione l’azienda ebbe un crollo finanziario. John pensò, per risollevare le sorti della società, di far ricorso a dei manifesti che riproducevano una torta color cremisi: la Adams Red Velved Cake, ovvero “la torta più rossa che si fosse mai vista”.

Ad ogni acquirente che acquistava un suo prodotto veniva regalata la “ricetta segreta” di questa magnifica torta, che derivava semplicemente da un mix tra la morbidezza di una Chocolate Velvet e la consistenza di una Red Devil’s Food, ma che ovviamente conteneva la Adams Best Vanilla, l’Adams Butter Flavor e, soprattutto, due confezioni di Adams Red Color. Insomma: con un basso costo aggiuntivo si poteva trasformare una torta domestica sostanzialmente già conosciuta in una mervaglia per gli occhi, che sollevava gli animi e metteva allegria. Nel clima di austerità del momento la sua Red Velvet, ora veramente degna dell’appellativo red, fece sensazione, dilagando fino a diventare un prodotto regionale distintivo di quelle zone.

Negli anni la ricetta perse il legame con la Adams Extract Company e crebbe di vita propria, prese a circolare anche fuori da quegli Stati e se ne crearono con il tempo praticamente tre diversi standard in base al grasso usato. Le basi fondamentali restavano comuni in tutte le versioni: farina, latticello, bicarbonato e aceto, però al Nord le ricette contenevano burro, quelle più diffuse nei ricettari delle comunità bianche utilizzavano shortening bianco, quelle del Sud e delle comunità nere in generale usavano invece olio.

Ma le sue origini sembrano risalire a molto tempo prima.

Infatti essa è molto diffusa e rinomata nei libri di cucina della comunità nera d’America. In particolare  modo nel Sud e nel Midwest. E’ il dolce per eccellenza che viene preparato in occasione della festa di “Juneteenth” una ricorrenza che celebra la fine della schiavitù.

Il  1° Gennaio del 1863 il presidente Abraham Lincoln firmò il “Proclama di Emancipazione” per rendere liberi ed emancipati tutti gli uomini ridotti in schiavitù. Gli effetti di questo provvedimento , però, ebbero risonanza soltanto qualche tempo dopo e precisamente il 19 Giugno 1865, due mesi dopo  la fine della guerra civile. Da allora gli ex schiavi ed i loro discendenti continuano a festeggiare  l’anniversario della loro libertà  il 19 Giugno di ogni anno con la festa di “Juneteenth”.

Durante questa ricorrenza oltre alla “red velvet” vengono portati anche altri cibi di colore rosso perché quest’ultimo simboleggia e il sangue versato durante la guerra civile e dagli schiavi.

Insomma....scegliete voi a quale storia o leggenda credere, ma assaggiatela! 

Per info: http://www.facebook.com/dreamcakescreations